Per millenni, il sogno di generazioni è stato quello di individuare qualcosa che potesse, in un modo o nell’altro, accendere il desiderio o le capacità sessuali. Fin dal passato greco e romano, veniva data grande importanza ai cosiddetti “tonici sessuali”, meglio conosciuti come “afrodisiaci”, termine derivato da Afrodite, la dea greca dell’amore e della bellezza. Ieri come oggi, si tentava anche di distinguere i “filtri d’amore” dalle erbe che vantavano – più o meno – le suddette proprietà. Di grande valore è, in questo senso, un passaggio dell’opera di Ovidio, l’Ars amatoria, dove l’autore mette in dubbio il valore degli elisir, ritenendo più efficaci erbe e piante officinali, quali – per esempio – la rucola. Con il termine “afrodisiaco” si intende qualunque sostanza atta a eccitare lo stimolo sessuale. Oggi, questo vocabolo viene utilizzato per indicare quei prodotti finalizzati al sostegno di alcune funzioni della sfera affettivo-sessuale dell’uomo e della donna. Se, infatti, i disagi – noti come disfunzioni sessuali – che possono affliggere il primo sono impotenza, eiaculazione precoce, ipogonadismo, mancanza di testosterone, nella seconda possono verificarsi disturbi del desiderio o dell’eccitazione, nonché difficoltà a raggiungere l’orgasmo. La sessualità è un aspetto fondamentale della vita e del benessere delle persone di ambo i sessi, tuttavia stanchezza e tensione prolungate – che a loro volta derivano da problemi protratti a lungo – vita frenetica e stress eccessivo possono provocare alterazioni somatiche sulla sessualità, nonché su molte altre funzioni (sonno, alimentazione, umore ecc.).
Va comunque ribadito il fatto che non esistono afrodisiaci in senso stretto; piuttosto, in talune piante sono presenti sostanze che esplicano attività quali:
► migliorare la circolazione sanguigna negli organi genitali;
► esercitare un’azione tonica;
► aumentare la produzione di testosterone nel sangue;
► promuovere una normale fertilità e riproduzione;
► favorire la spermatogenesi.
È evidente che grazie alle azioni sopra indicate, le persone che andranno ad assumere (sotto forma di integratore alimentare) determinate piante, si sentiranno più in forma, grazie anche alla ricchezza di vitamine e minerali in esse contenute. Inoltre, dal momento che vengono liberati determinati ormoni (quali, appunto, il testosterone), si potrà avere un beneficio anche nelle performance a carattere sessuale; ovviamente, assumendo con regolarità e per un determinato periodo prodotti specifici. Quanto detto, poi, avrà un effetto a cascata positivo nel desiderio erotico (per la donna) e nello stimolo del centro di erezione (per l’uomo).
MA QUALI SONO LE PIANTE A CUI SONO RICONOSCIUTE QUESTE PROPRIETÀ?
Forse ancora poco nota, la Muira puama, che esercita un’azione tonica e contrasta la stanchezza fisica e mentale. Grazie all’alcaloide muirapuamina, è considerata «un ottimo stimolante sessuale», nonché «aumenta il vigore e il desiderio sessuale sia nell’uomo sia nella donna» (C. Valnet, L’erborista, I, Rifreddo 2015). Un’altra pianta che si sta affacciando nell’universo dei cosiddetti “afrodisiaci naturali” è la Damiana che presenta le medesime proprietà della Muira puama ed «è tradizionalmente utilizzata come stimolante delle funzioni sessuali, della libido e delle prestazioni sessuali»
(F. Firenzuoli, Le 100 erbe della salute, Milano 2003).
Maggiormente noti al pubblico sono, invece, Eleuterococco e Ginseng che svolgono entrambi un’azione tonico-adattogena utile per contrastare la stanchezza fisica e mentale, così come la Maca peruviana. Capitolo a parte spetta al Tribulus (Tribulus terrestris), pianta assai diffusa nei paesi dell’est asiatico con una lunga tradizione di utilizzo nella medicina indiana e cinese per il trattamento di una serie di problematiche. Su quest’erba, appartenente alla famiglia delle Zygophyllacee, esiste una sostanziale quantità di ricerca sui suoi effetti relativi all’impotenza, l’infertilità e la motilità degli spermatozoi maschili e ai disturbi della libido femminile. Del Tribulus vengono impiegati, per creare preparati fitoterapici, i frutti; questi hanno, tra i componenti principali, alcaloidi glicosidici, aminoacidi, glicosidi furostanolici, saponine steroidali.
Proprio tra queste ultime si segnala la protodioscina che agirebbe nell’organismo favorendo l’aumento della produzione endogena di vari ormoni «come testosterone, diidrotestosterone, ormone luteinizzante (LH), deidroepiandrosterone (DHEA), deidroepiandrosterone solfato (DHEA-S), con conseguente aumento della spermatogenesi, maggiore volume eiaculatorio e maggiore libido» (M. Spattini,
Alimentazione e integrazione: per lo sport e la performance fisica, Milano 2016). Peraltro, «[…] sembra che le saponine del T. terrestris si leghino con i recettori dell’ipotalamo che rileva gli ormoni sessuali» (M. Akram et alii, Tribulus terrestris Linn.: a review article, «Journal of Medicinal Plants Research», V (16), 2001, p. 3604). Ma questa pianta è anche celebre per essere un «tonico energizzante naturale in grado di influenzare la sfera sessuale e dotato di proprietà anaboliche» (S. Momentè, Loving superfoods: quando un supercibo può cambiare la tua vita, Torino 2015). Si potrebbe quindi affermare che questa pianta può rappresentareun ottimo “afrodisiaco naturale”, come affermava, in tempi non sospetti, un articolo comparso nell’estate del 2012 sul “Corriere della Sera”, dal titolo Baccalà, ostriche e insalatone: la corretta alimentazione per dimenticarsi del viagra, dove si legge, in merito al Tribulus, che: «la sua proprietà più importante è tuttavia quella di stimolare la produzione di ormoni androgeni. Ormoni maschili, importantissimi anche per l’organismo femminile: regolano la libido, i caratteri sessuali e lo sviluppo muscolare. In virtù di tali caratteristiche il Tribulus è impiegato da secoli in diversi Paesi: cibo afrodisiaco in grado di aumentare la fertilità maschile e femminile, sopperendo ad eventuali carenze ormonali».
ESISTONO STIMOLANTI NATURALI DELLE FUNZIONI SESSUALI?
Come è stato detto all’inizio dell’articolo, da sempre l’uomo– invero più della donna – cerca un aiuto nella sessualità; e però il genere femminile ha sempre manifestato maggiore sensibilità all’argomento, giacché sin dall’adolescenza si rivolge al medico specialista in ginecologia.
Quest’importantissima impostazione non trova adeguata corrispondenza nell’universo maschile, i cui appartenenti raramente si recano dallo specialista in andrologia il cui compito è, tra i tanti, anche quello di accompagnare il paziente nel proprio percorso sessuale, suggerendogli la via più consona per il proprio benessere; percorso, del resto, su cui può essere coinvolta anche la Natura.
Articolo tratto da Spagyrica Giorgini dott. Martino
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